recensioni
Molto molto particolare questo lavoro dei lombardi Invisibles. Il loro "Demo n°9" è un pazzesco calderone nel quale da esperti stregoni hanno gettato, mescolato, bollito, ribollito e lessato tante di quelle citazioni sonore da rendere difficile l'identificazione di uno stile. Leggo sulla biografia che gli stregoni di cui sopra sono polistrumentisti, che durante l'esperienza live cambiano line up come fossero figurine andando a scomodare mostri sacri del brit-pop, del jazz, del blues, della elettronica, del rock n' roll ... una sorta di censimento sonoro di immediata presa che conferisce l'inedito risultato di privare al progetto una identità precisa ma di personalizzarlo con uno stile davvero maturo, mai banale ... nemmeno quando fa capolino una furtiva tromba e la scena viene spalancata a giamaicani paesaggi di vecchia memoria o da virtuosi abbracci elettronici. Cartoline ingiallite che portano le firme dei vari Sting & Police, Depeche Mode, Oasis, Blur, Beck, Tom Yorke, Beatles in una lista così lunga da far emozionare. Davvero meritevoli gli intenti, buonissima la messa in atto ... mi auguro davvero che la band abbia la possibilità maturando di giocarsi delle carte così importanti da conquistarsi una degna ribalta. Ne guadagnerebbe una scena underground che a parte alcuni casi, appare abbastanza piatta.
Recensione a cura di Andrea Buongiorno
[...]Il disco è ben fatto, molto ben registrato per essere un’autoproduzione. I pezzi sono piacevoli e orecchiabili, molto radiofonici, ma non saprei dire con certezza quale possa essere il brano di lancio… forse "The army", "Away", "Gunny"...
[...]Di sicuro non passerà come miglior disco dell'anno, ma resta un bel lavoro. Questi tre ragazzi lombardi, sono bravi (e si sente) e hanno una padronanza degli strumenti non indifferente; tutto sommato “ Demo n°9” è un buon prodotto, con margini di miglioramento.
Io punterei sul filone Stone Roses: abbandonare un po’ la linea commerciale e osare un po’ di più nella struttura dei pezzi, perché le potenzialità ci sono.
Comunque son sicuro che, anche senza migliorie, sentiremo parlare degli Invisibles.
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Articolo di Alberto Naldini
[...]Ciò che colpisce in questo lavoro è la spiccata melodia, la semplicità di fondo ed il gusto delicato che - purtroppo - in qualche occasione viene interrotto da inserti elettronici eccessivamente crudi ed energici (vedi l’intro di ‘Gunny’). Decisamente meglio gli Invisibles laddove danno vita a soluzioni acustiche ed elettriche evidenziando un sorprendente potenziale radiofonico.
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Recensione a cura di Lux
Dalla Lombardia il quartetto degli Invisibles mi spedisce un cd che trasuda Inghilterra da ogni dove: liriche ("unico idioma che si riesce a sposare con questo genere"), sound, ispirazione, missaggio. L'impasto sonoro è garantito misurando sapientemente parti elettroniche, parte elettriche e parti acustiche. Il riferimento cardinale è il brit-pop degli Oasis e dei Blur, ma non passano inosservate alcune soluzioni di synth alla Charlatans, qualche passaggio vagamente funky e traiettorie vocali a metà strada tra Radiohead, U2 e Cranberries. "Away" è un brano molto radiofonico e ispirato, fortificato da una pronuncia perfetta e da una padronanza tecnica ineccepibile ma in realtà l'intero lotto è costruito per colpire al primo ascolto. L'obiettivo è colto.
E’ un demo senza troppe pretese ma che riesce a convincere, questo degli Invisibles, piccola band di Como. Sette canzoni di un brit-pop pieno di influenze e sfumature che lo rendono piacevole e fresco, apprezzabile sin dai primi ascolti. Cantato in inglese e registrato quasi perfettamente, il disco regala in particolare una buona dose di varietà ed energia, anche grazie all’inserimento di un’ottima tastiera e qualche diversivo strumentale in uno stile non troppo lontano da atmosfere jazz. In particolare sono da segnalare la terza e quinta traccia. Sono molte le somiglianze con Blur e Depeche Mode, ma il gruppo lombardo sembra essere capace di proporre anche spunti personali ed interessanti. Sicuramente in futuro avremo modo di sentir parlare di questo gruppo; hanno le carte in regola per fare bene.
Matteo
Combo lombardo di belle speranze, gli Invisibles hanno sposato sin dagli inizi (2001) la causa dal miglior pop albionico, quello che brilla per afflato melodico e cura degli arrangiamenti. Questo nuovo demo include sette tracce di qualità, prodotte con gusto, che rimandano inevitabilmente ai grossi calibri del genere (Travis e Blur nell'opener track, davvero rimarchevole e con tutta probabilità la migliore del lotto) aprendo in ogni caso a qualche sortita electro non banale. Brit-pop nell'accezione più ampia del termine, la proposta degli Invisibles tende a svariare fin troppo nel dischetto in questione, lasciando talvolta interdetti per i repentini cambi di scenario che si susseguono nel mentre dell'ascolto: tante le idee a disposizione, gestite con una buona tecnica strumentale e con il giusto approccio intepretativo, ma manca quel 'quid' a livello di songwriting in grado di fare la differenza. La band é già impegnata nelle registrazioni del nuovo full lenght ed il prossimo futuro dovrebbe dirci se queste ingenuità sono state limate a dovere. Per contatti: www.invisiblesband.com Michele Dicuonzo
* genere: britpop * etichetta: autoprodotto * voto: 3,5/5 Sicuramente abbiamo molto da invidiare al pop commerciale (e non) inglese, quello che entra nelle classifiche mondiali, quello che tutti noi conosciamo,critichiamo e canticchiamo. Bella realtà indiebritpop quella dei lombardi "Invisibles" che presentano il loro ultimo lavoro "Demo n°9". Sette traccie vive che girano orecchiabili e pulite, Sette traccie da " Top of the Pops " per intenderci (speriamo che la versione inglese sia migliore di quella italiana !?). Inevitabilmente le influenze sono quelle di bands come Oasis, Depeche Mode e Blur ma per voi amanti dell'indie più estremo l' accostamento va bene con Ustmamò (non propriamente indie ma poco sputtanati), Studio Davoli e Yuppie Flu. Insomma, non si sono inventati niente di nuovo ma propongono un ottimo prodotto commerciale, ben suonato,studiato ed elettronicamente quasi perfetto. Fortunatamente (o almeno lo spero) non sono una boyband, non ballano sul palco, loro suonano! Musicisti a dir poco (troppo)inquadrati che si scambiano gli strumenti nelle live performance creando ogni tipo di atmosfera con l'aiuto di sinth, trombe e strumenti acustici. Sarebbe veramente un peccato non prenderli in considerazione, è un ottimo prodotto da esportazione! Basterebbe lavorare di più sull'originalità, dare una personale impronta ai pezzi senza riscaldare troppe minestre ormai scotte! Non dico che diventeranno i Beatles ma sentirete ancora parlare degli "Invisibles". Provate ad accendere la radio,forse li stanno già passando... Riccardo Merolli